Matrimonio al Castello di Calendasco, dove la storia incontra il sentimento e la creatività

Ci sono progetti che nascono molto prima del “sì”. Iniziano con l’ ascolto, con la condivisione di un percorso e con il desiderio profondo di tradurre le emozioni in qualcosa di tangibile.
Ho avuto la gioia di accompagnare una cara amica, conosciuta ai tempi dell’ università, nel percorso verso il suo matrimonio. Lei, con la sua raffinatezza, ricorda quasi una figura uscita da un quadro di Botticelli, una grazia innata che si riflette appieno nel suo amore per la storia dell’arte. La loro storia ha preso questa piega romantica nel giorno del suo compleanno, con una proposta indimenticabile.
 
La cromoterapia del cuore
 
Nella creazione degli elementi per questo giorno speciale, ho integrato i principi della cromoterapia per definire la palette del matrimonio: il Verde e il Rosa sono stati scelti come i “colori del cuore”. Il Rosa, simbolo di amore incondizionato, si sposa con il Verde, colore dell’ equilibrio e del rinnovamento.
 
Questo dialogo cromatico ha unito ogni dettaglio, dai fiori dell’ abito fino ai gioielli realizzati su misura. Per completare il suo look, ho creato tre bracciali unici, nati dalla selezione attenta di
 
Pietre di quarzo rosa
 
Gemme verdi
 
Resine a forma di foglia
 
Delicate forme di petali
 
Ogni elemento è stato assemblato per far vibrare i colori dell’ abito e celebrare la bellezza della sposa.
 
Il restauro d’ arte per la casa degli sposi
 
In parallelo, abbiamo lavorato alla loro casa in stile shabby chic, dove ho avuto il privilegio di restaurare un dipinto a tema floreale firmato “Monti”, destinato al cuore della loro nuova dimora.
Il dipinto presentava i segni del tempo, la tela ingiallita e la cornice dorata danneggiata negli angoli. Il mio intervento è stato un processo delicato di consolidamento e stuccatura con ricostruzione degli  angoli della cornice ricostruiti con cura, preparando la base per la nuova doratura.
A livello di equilibrio cromatico ho lavorato sul ripristino dei toni originali, rispettando la mano dell’ autore e preservando l’ autenticità del pezzo.
 
Il Castello di Calendasco, un cerchio che si chiude
 
 
Il matrimonio ha avuto come cornice il maestoso Castello di Calendasco. Per me questo luogo custodisce un significato profondo e personale, è qui che, collaborando con la ditta Etra di Lugo di Ravenna, ho avuto il privilegio di lavorare al restauro dei soffitti cassettonati, prendendomi cura della storia che vive sopra le nostre teste.
Trovarmi in quegli stessi spazi per festeggiare una cara amica — circondata dal frutto del lavoro passato, dalla bellezza del presente e dai monili che ho creato per lei — è stato un triplo momento di forte emozione. È stato come vedere le linee del tempo intrecciarsi.. il restauro di ieri unito alla gioia di una nuova vita che nasce oggi.
Sebbene la data di fondazione originale del castello rimanga sconosciuta, il nome di Calendasco compare ufficialmente per la prima volta nel 1187, quando papa Urbano II confermò la proprietà dei beni del luogo a favore dei monaci di San Salvatore di Quartizzola.
 Verso la fine del XIII secolo, la comproprietà del borgo passò alle famiglie piacentine dei Pallastrelli e degli Scotti, mentre per tutto il XIV secolo la zona rimase sotto la giurisdizione feudale del vescovo di Piacenza.
Il Trecento fu un secolo turbolento, distrutto nel 1346 dai fuorusciti piacentini, nel 1372 il castello venne occupato dalle forze guelfe, diventando un attivo avamposto di resistenza contro i Visconti. Circa trent’anni dopo, il duca Filippo Maria Visconti lo assegnò alla famiglia Arcelli, che lo trasformò in una roccaforte strategica a supporto del fortilizio di Somaglia.
Nei decenni successivi si susseguirono variazioni tra i Confalonieri, i Visconti e gli Arcelli. Nel 1482, le truppe milanesi di Gian Galeazzo Sforza scacciarono con la forza Antonello Confalonieri.
Il 13 settembre 1572, il castello fu teatro di un celebre episodio di cronaca nera: il conte Lodovico Confalonieri venne assassinato da Antonello de Rossi, amante della moglie Camilla, ritenuta la mandante del delitto. L’ evento provocò grande sconcerto persino nel duca Ottavio Farnese.
Nel 1690, il duca Ranuccio II Farnese nominò conte di Calendasco l’ ambasciatore Fabio Perletti, tuttavia, l’ investitura riguardava solo il titolo, mentre la struttura fisica del castello rimase di proprietà degli Zanardi Landi.
Realizzato in elegante muratura di laterizio, il castello conserva quattro torri semicircolari poco più alte della linea delle cortine merlate. Disponeva di due ingressi: una pusterla di soccorso protetta da caditoie e l’ingresso principale a sud, dove sono ancora visibili gli incastri dei vecchi ponti levatoi, oggi sostituiti da strutture in muratura che scavalcano l’antico fossato.
 
 
L’ arte è, in fondo, proprio questo, la capacità di conservare il passato e, allo stesso tempo, adornare il presente con bellezza e significato.