Che sia in seta pura, lana pregiata o cotone giapponese, il modo in cui la tratti dopo averla indossata determinerà la sua "aspettativa di vita".
Ecco i segreti per mantenere la forma, il nodo e il tessuto impeccabili nel tempo.
Il Rito dello Slegamento
L' errore più comune? Sfilare la parte stretta della cravatta attraverso il nodo senza scioglierlo. Questo stressa le fibre e rovina l' anima interna.
Esegui i passaggi del nodo al contrario, scioglilo completamente con delicatezza, ciò
permette alle fibre di tornare alla loro posizione originale senza tensioni permanenti.
Il Riposo del Guerriero, le 24 ore
Proprio come le scarpe in pelle, anche la cravatta ha bisogno di riposo.
La regola è non indossare mai la stessa cravatta per due giorni consecutivi.
Lasciala "riposare" per almeno 24-48 ore prima di riporla definitivamente. Questo aiuta le pieghe naturali a distendersi da sole grazie all' elasticità del tessuto.
Mai usare il ferro da stiro direttamente!
Il calore diretto schiaccia i bordi cuciti a mano, togliendo quel volume tridimensionale tipico della sartoria manuale.
Il vapore è tuo amico, appendi la cravatta in bagno mentre fai una doccia calda, oppure usa un vaporizzatore verticale a distanza. Se proprio devi stirare, usa il calore minimo, interponi un panno di cotone bianco e non premere mai sui bordi.
Macchie? Niente panico
Se cade una goccia di sugo o di caffè, la fretta è il nemico.
No all' acqua, spesso peggiora le macchie sui tessuti delicati come la seta, lasciando aloni.
Tampona, non strofinare, usa un panno pulito per assorbire l' eccesso. Per macchie serie, rivolgiti sempre a una tintoria specializzata in capi delicati.
Una cravatta artigianale è un pezzo unico. Trattala con il rispetto che si deve a un' opera creativa e ti accompagnerà per anni, mantenendo la stessa eleganza del primo giorno.